Il Mal d’Africa 2

Stamane alle 8:30 sono uscita per andare a pagare la connessione internet. Ho dato un passaggio a due vicine di casa, due iraniane vestite in spolverino e chador. Non parlavano inglese, o meglio, una sí, Shahla, che mi ha anche stupito vedere cosí, lei che si é da poco convertita al Cristianesimo e che gira per il compound in gonna di jeans e magliette che a mala pena contengono le sue rotonditá.
Ma forse, mi sono detta, lo fa per non imbarazzare l’amica. Io stessa, alla guida della mia jeep, in maglietta scollata blu e gonna di tela, con le gambe abbronzate e allegra nella mia spontaneitá, mi sono sentita per un attimo presa da pudore. Mi sono anche detta, forse Lei non vorrá salire sulla macchina di una ‘scostumata’…! Poi invece lei é salita e spero che abbia goduto, con me, della mia libertá.

Pagando per la connessione internet all’Ufficio Statale per le Poste e Telecomunicazioni Tanzane, sotto lo sguardo sereno di Nyerere, le banconote divise per bene in mazzetti da dieci l’uno, ho ancora una volta aspirato l’aria swahili. Il salmastro del mare, l’acre del sudore umano filtrato dal nylon, i profumi, gli incensi. I sorrisi svampiti, incuranti e pur sempre aggraziati. Non so, vi é un modo di sentirsi sempre un ospite gradito. Basta non addentrarsi troppo, lasciare una nuvola di fraintendimento fra sé e gli altri per non svalicare e creare inutili e spiacevoli misunderstanding.

Tornando verso casa, ho preso il lungo mare. Alle 9 c’era alta marea e il mare era bellissimo, tanto, celeste e pieno di luce che veniva dal sole giá alto, ma pur sempre ancora sul mare.

Mi sono chiesta allora, come si lascia un luogo? Come si fa a lasciarlo, ad andar via senza una promessa, senza un futuro? Provo a colmarmi di mare e di alberi, di salmastro e di vento eppure, lo so, non riusciró a portare via con me Dar es Salaam, né la savana, né le immagini di baobab solitari che squarciano i cieli con i loro rami impazziti.
Come loro, il mio sará un grido di dolore lanciato dentro di me e che rientrerá dentro di me con la forza potente di un temporale africano. Mi lascerá sfinita, giá lo so. Perdo una vita, che pure è “ (…) nei miei ricordi e dunque mi appartiene.”

Memoria d’Africa improvvisa. Non ci avevo mai pensato a questo male.

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Informazioni su silviadelogu

Vita da expat, innamorata del mondo e delle sue infinite possibilita'... scrivo, penso, ogni tanto fotografo...
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2 risposte a Il Mal d’Africa 2

  1. Cristina ha detto:

    Bellissimo questo mal d’Africa! Anche se difficile, doloroso. Ma qualcosa che ti ritroverai sempre da qualche parte dentro di te.

  2. miss suisse ha detto:

    ciao, ho appena scoperto il tuo blog e ne son estremamente affascinata, sarà l’Africa (ho sempre sognato l’africa e mi ritrovo a viver in Svizzera, ma si può??!!;-)), saranno le tue parole! Continuerò a seguirti, complimenti!

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