Dar es Salaam

Dar es Salaam è una cittadina graziosa, allungata sulla costa dell’Africa orientale.

    

Poco più giù dell’isola di Zanzibar, bagnata dalle acque calde dell’Oceano Indiano, piena di alberi rigogliosi e granchi giganti, Dar è una città ancora relativamente piccola, con un centro storico sviluppato attorno al porto e che conserva ancora l’urbanistica coloniale del secolo scorso. Purtroppo però cominciano ad essere visibili gli orrori di alcune costruzioni moderne, tutte vetri e acciaio, veramente sgraziate. E che fanno una gran brutta figura tra le palazzine a tre piani, le balconate di legno, lo stile che ricorda il Liberty italiano e mediterraneo del primo quarto del Novecento.

      

In centro, subito dietro al porto le strade sono piene di negozietti, di gioiellieri, di cartolerie. Una via è piena di negozi di kanga, il telo che le donne locali usano avvolto sui fianchi. Ce ne sono di bellissimi, coloratissimi, alcuni col volto di personaggi famosi come Obama, Sai Baba ed altri. Ce n’era uno stupendo, prodotto in Mozambico, verde bosco con al centro un medaglione con un volto di donna in stato di rivoluzione… Dia da Mulher diceva, un kanga pensato per l’8 marzo…

  

La maggior parte del commercio è gestita dalla comunità indiana. In realta` non si tratta di una comunità omogenea, perchè molti tra loro sono originari del Gujarat, e sono musulmani. Ma molti altri provengano da tante altre parti dell’India e sono Indu, o Sick o Jain. Gli indiani sono arrivati in Africa Orientale nel corso dell’Ottocento, grazie al commercio con il sultanato di Zanzibar. Ma anche dopo a seguito degli inglesi, come ingegneri (pochi) e come manovalanza (tanti) nella costruzione di infrastrutture che l’impero Britannico aveva avviato sul continente. Molti indiani si sentono africani, in Kenya, in Uganda e in Tanzania. Didi Amin la pensava diversamente e cacciò gli indiani dall’Uganda nei primi anni ’70. In Kenya la tensione fra comunità indiana e africana e` sempre più acuta ma in Tanzania tutti sembrano rilassati. A Dar es Salaam per lo meno, la gente sembra non far caso alle differenti etnie. Eppure le differenze si vedono e basta chiedere in giro per sentire un po’ di scontento.

Il centro di Dar è pieno di templi, di moschee, di centri religiosi anche ismailiti. Ci sono anche un paio di cattedrali cristiane, ma non sono molto belle. E una chiesa ortodossa appartenente alla comunità greca. Ogni venerdi alle 9 di sera i Greci di Tanzania si riuniscono nel Partenone, il loro club privato e mangiano, bevono e soprattutto ballano le loro danze tradizionali. Come a Khartoum, è bellissimo vedere i Greci così ben introdotti e a loro agio anche qui a Dar.

Quando vado a passeggiare per le vie trafficatissime attorno ad India Street vado sempre a mangiare da Purnima, un ristorantino indiano dove si mangia un thali così fresco che se si arriva dopo l’una già si rischia di non trovarlo più. Una porzione costa appena 6000 THS, vale a dire 3 EUR. Niente. Tutto attorno ci sono venditori ambulanti di frutta secca, ragazzi e uomini più anziani che fanno la siesta o giocano a back gammon.

Dar capitale lo è stata per pochi anni, dal 1974 infatti ha passato lo scettro a Dodoma, cittadotta nel mezzo della Tanzania, priva della grazia oceanica di Dar es Salaam.

A Dar le giornate iniziano prestissimo.  Se non si lascia la Penisula di Msasani/ Masaki prima delle 6:30 poi si rischia di rimanere imbottigliati nel traffico anche per un’ora. Il sistema stradario non è particolarmente sviluppato anche se ci sono le grandi arterie che uniscono il centro città alle zone più periferiche. Ma insomma, siam sempre lì, il traffico al mattino e al pomeriggio è denso e a volte talmente aggrovigliato da perderci delle ore.

Comunque è bellissimo svegliarsi all’alba e costeggiare l’Oceano Indiano. Se si apre un po’ il finestrino della macchina si è immediatamente avvolti dall’aria salmastra e dal vento che la porta. Il sole che sbuca tra i nuvoloni carichi e ancora bassi sul mare, la luce gialla e rosa, tutto rende l’Oceano di un colore indescrivibile. Sulla linea dell’orizzonte poi decine di dhow con le vele lunghe e snelle, stracarichi di pescatori. Magico.

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Informazioni su silviadelogu

Vita da expat, innamorata del mondo e delle sue infinite possibilita'... scrivo, penso, ogni tanto fotografo...
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2 risposte a Dar es Salaam

  1. Asa Torkelsson ha detto:

    I love this story…makes me want to go to Dar immediately

  2. pfornari ha detto:

    Love your blog, Silvia, you need to get back to it!

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